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The Trump’s Wall

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wallin e trumpThe New Yorker

Cover story:
Bob Staake’s “The Wall”
By Françoise Mouly, 11 novembre 2016

Link all’articolo originale

Nella notte tra l’8 e il 9 novembre 2016 si sono tenute in America le elezioni presidenziali. Come tutti sappiamo ha vinto il famigerato Caschetto d’Oro (e non parlo di quello napoletano-Nino D’Angelo) Donald Trump. Molte sono state le reazioni a livello europeo e mondiale, sia da parte degli organi governativi che dalla stampa. Sicuramente uno degli argomenti più discussi della campagna del Tycoon americano, e che a noi ci sta più a cuore, riguarda la realizzazione di un muro tra il confine messicano e quello americano.Un muro lungo 3.200 chilometri (l’intera lunghezza del confine), finanziato al 100 per cento dal Messico, per bloccare l’ingresso dei migranti irregolari e per combattere il narcotraffico. La costruzione di una barriera tra questi due stati inizia nei gloriosi anni novanta e ad oggi è composta da una serie discontinua di recinzioni, grate e pezzi di muri. Il nuovo presidente ha inoltre ribadito che saranno espulsi tre milioni di immigrati irregolari che hanno precedenti penali. Si stima che 11 milioni di persone vivano e lavorino negli Stati Uniti senza permesso di soggiorno.

Costruiremo un grande muro lungo il confine meridionale e il Messico lo pagherà, credetemi, al 100%

Donald Trump

Cosa c’entra wall:in con il muro di Trump?

C’entra, e anche parecchio, perché il progetto wall:in nasce proprio dai muri, dalla loro osservazione e, in un certo senso, dalla loro ispirazione. Per noi i muri non sono barriere. Non sono confini fatti per separare le persone, la cultura e le ideologie, ma sono un potentissimo mezzo di comunicazione, di scambio d’informazioni, di idee politiche e a volte calcistiche. Un mezzo di espressione per chi vuole urlare ad alta voce il proprio amore infranto, la propria creatività artistica e poetica.

Fin dall’alba dei tempi, quando i primi uomini iniziarono a fare i primi passi, utilizzarono proprio i muri delle loro caverne per esprimere ciò che stava succedendo intorno a loro, per descrivere le loro giornate e lasciare un segno di ciò che eravamo (sicuramente con meno cervello ma decisamente più saggi). Ripercorrendo la storia i muri hanno sempre più preso parte alla vita sociale delle città rappresentando enormi bacheche su cui “postare” i propri pensieri o le iniziative che presto sarebbero state presenti in città. Niente di meno che un enorme social cittadino. Un social ramificato in tutti i quartieri, adattato ad ogni esigenza e soprattutto per tutti.

Questo è wall:in e questo vuole rappresentare. Non una mera barriera di calce e mattoni ma uno strumento di comunicazione e avvicinamento, quartiere per quartiere, strada per strada. Ma se in un libro del 2015 Trump aveva citato come esempio quello che separa Israele dalla Palestina, allora c’è da preoccuparsi sul serio.

wallin e trumpImage by David Sipress

Cosa significa Tycoon?

[dal giapp. taikun, che a sua volta è comp. delle voci cin. ta «grande» e chun «dominatore»] (pl. tycoons ‹taikùun∫›); usato in ital. al masch. – Magnate dell’economia e dell’industria, grande proprietario o dirigente industriale: i tycoons della finanza; un tycoon del petrolio.

Vocabolario – Treccani

www.treccani.it/vocabolario/tycoon

Sono un designer senza specializzazione come scelta di pensiero poiché credo fermamente che questo mestiere racchiuda un universo molto più vasto dei semplici design d’interni, prodotti, grafica o qualsiasi altra scatola chiusa pensata per limitare la creatività e una visione più ampia dei progetti, situazioni e ambienti che ci circondano.

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