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Un anno è già passato

un anno di wall:in

Davvero.
Me ne sono reso conto.

Un anno fa sono tornato in Italia dopo due anni vissuti a Londra. Da quel giorno mi sono messo a lavorare a wall:in. In un primo momento non sapevo bene cosa stessi facendo, e in parte non lo so tutt’ora.

Il progetto si è sviluppato: abbiamo cercato in lungo e in largo chi potesse sviluppare la App; abbiamo creato una Beta Version, lanciato una campagna di crowdfunding, studiato il settore, approfondito argomenti che per il mio bagaglio letterario mai avrei pensato di toccare. Abbiamo partecipato a bandi, corsi e concorsi e molto altro ancora.

Non è stato un periodo facile. Un anno di lavoro senza stipendio non è semplice. Lavorare nello stesso posto in cui vivi ti fa perdere il senso della separazione casa-lavoro. Ora mando una mail ma prima stendo. Cucino qualcosa mentre controllo lo stato di avanzamento della Beta. Mi corico e penso alla mailing list, e a possibili soluzioni per i bug della App. Al di là di problemi che, secondo la mia modesta opinione, è normale si presentino (e in maniera ancora più naturale si possono affrontare), una cosa è rimasta la stessa: la mia passione.

Quando tornai da Londra ero affascinato dalla bellezza di Genova. Veramente. Grazie a wall:in ho potuto coltivare questa passione e più di tutto portare avanti un progetto che potesse aiutare a riscoprire la sua bellezza. Questa sensazione è ancora viva. Giro per la città con occhi diversi. Conosco quasi 400 locali e quello che fanno. Scopro eventi underground che mai avrei pensato di trovare nella mia città.

Un breve racconto:

un giorno vennero a Genova due Inglesi, arabi di terza generazione in Inghilterra, per la prima volta in Italia. Li portai in giro nei vicoli insieme a un’amica. Provammo l’asinello di Adriano e la Marchesa, andammo alla scoperta di posti nascosti. Dopo un paio d’ore passate tra palazzi medievali che parlano di cultura e birre artigianali, uno dei due arabi mi chiese:


“Ma vivendo in una città così perché sei venuto a Londra?
I love this city”


Gli eventi di Genova, i suoi muri, le persone che la abitano, e la vivono, la rendono viva. I miei amici. Tutto questo mi ha spinto ad andare avanti nel progetto. Non credo di essere speciale. Chiunque altro, facendo il mio stesso percorso, giungerebbe probabilmente alla stessa conclusione: rifarei tutto da capo!

Tutto questo sperando che presto wall:in possa aiutare altre persone a scoprire, riscoprire, rivivere Genova come è stato per me. Ah, per chi se lo stesse chiedendo, ai ragazzi inglesi risposi di non chiedermi perché ero partito, ma perché ero tornato. La risposta nella loro domanda.

Sin da piccolo ho sempre avuto molti interessi. Questo mi ha permesso di cercare, informarmi e scoprire nuove cose. Incostanza o tensione verso conoscere altro e l’altro. Poche costanti come la passione per il basket, il disegno, la musica e la storia. Questo progetto mi ha permesso di esprimere tutto me stesso.
Ecco allora che l’incostanza è diventata costanza nell’apprendimento e la tensione verso altro un modo per apprendere informazioni sino ad ora sconosciute e comprendere, in parte, una nuova e sempre più dominante componente del mondo d’oggi, la tecnologia.
Le mie passioni sono diventate strumento per creare contenuti, per consolidare il progetto wall:in in parti non del tutto visibili ma che, a volte più di altre, diventano fondamentali per la sua concretizzazione.

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